L’intelligenza delle Piante

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Ho avuto la fortuna di crescere in un luogo così a stretto contatto con la natura, da poter frequentare il bosco quotidianamente.

È stato quindi naturale per me seguire in modo sempre più appassionato le epocali  scoperte, da parte di scienziati di tutto il mondo, sullo straordinario mondo delle piante.

A tal proposito, sono stata invitata come relatrice a partecipare ad un importante webinar sul tema benessere, con particolare focus sull’intelligenza delle piante

In questo articolo desidero condividere con voi qualche tratto saliente.

I Bias Cognitivi

Per l’uomo, purtroppo, l’intelligenza, quella vera, è solo riferita al cervello, e quindi all’essere umano.

Questo accade perché, come è stato dimostrato dalle Neuroscienze, la nostra mente procede per quelli che vengono definiti bias cognitivi, ovvero errori di valutazione: abbiniamo ad una parola un’etichetta, un significato che abbiamo immagazzinato nella mente.

Quindi, nel nostro caso, quando pensiamo alla parola “intelligenza” la colleghiamo automaticamente al cervello: alla parola intelligenza abbiniamo la parola cervello; infatti si dice spesso “ha un gran cervello”.

Quello di Leonardo Da Vinci ad esempio, per citarne uno: e non ci verrebbe mai in mente di rovinare una sua opera; anzi,  da tutto il mondo  si fanno anche migliaia di chilometri per andare nei musei ad ammirare questi capolavori che ci fanno sentire come davanti a qualcosa di sacro.

Quando pensiamo ad un albero o ad un bosco proviamo le stesse cose? Certamente no, perché li diamo per scontati. Eppure dovremmo!

La differenza tra Sapere e Consapevolezza

Diciamo “ho letto che le piante sentono, che anche le piante sono intelligenti”, tuttavia la riteniamo un’intelligenza diversa, inferiore.

Questo accade perché si pensa spesso che “sapere” e “consapevolezza” siano sinonimi, invece non lo sono per niente.

Facciamo un esempio: tutti sappiamo che sbattere la testa sul muro fa male; ma non è il saperlo che ci impedisce di sbattere la testa sul muro, bensì la consapevolezza della conseguenza dolorosa. 

Possiamo affermare che “sapere” significa solo aver immagazzinato una qualsiasi informazione a livello cognitivo.

Diventarne consapevoli, invece, vuol dire aver realizzato cosa quelle informazioni vogliono dire.

È la consapevolezza, quindi, che ci consente di guidare in senso positivo il nostro comportamento

Possiamo anche dire che il sapere ci arriva dall’esterno, mentre la consapevolezza è un processo interno che si sviluppa attraverso l’immaginare e il sentire le conseguenze di quello che stiamo facendo.

Senza consapevolezza si può essere pieni di sapere, e quindi “intelligenti”, eppure allo stesso tempo rimanere degli irresponsabili, se non addirittura senza scrupoli; e come ben sappiamo è questa l’attitudine dei nostri tempi.

Tutti sappiamo che la nostra vita dipende totalmente dall’ambiente, dall’aria per respirare, dal cibo per nutrirci: ma del solo sapere non ce ne facciamo niente, tant’è che l’ambiente inteso come “aria, acqua e terra” è ormai fortemente compromesso.

Con il tempo l’uomo si è preso sempre più libertà e si è convinto di poter sfruttare e dilapidare tutte le risorse senza subirne le conseguenze, che invece sono davanti ai nostri occhi: gli esseri umani, tuttavia, si sentono così intelligenti da ritenersi superiori a tutto.

Dobbiamo necessariamente imparare a cambiare punto di vista.

Uomini, Animali e Piante sono Complementari tra loro

Gustav Fechner, un grande scienziato, fisico, medico e psicologo, nel 1948 ha presentato un trattato al quale lavorava da anni e che è stato una vera rivoluzione, influenzando positivamente anche il grande Jung. 

Nel suo libro Fechner contesta duramente la gerarchia materialistica che colloca in una scala, dal superiore all’inferiore, uomini, animali e piante, dove queste ultime hanno il solo diritto di essere al servizio dei primi. 

E dimostra, passo dopo passo, anticipando diverse ricerche scientifiche fatte molto tempo dopo, che è una visione presuntuosa e priva di logica, e che purtroppo è alla base della distruzione della natura. 

Egli affermava: “il mio intento non è sovvertire questa gerarchia ma attestarne la complementarietà”, e ha dimostrato quanto piante, animali e uomo si coordinino tra loro pur essendo specie diverse, ma di pari dignità

Diceva, inoltre: “ Dobbiamo imparare a cambiare radicalmente il nostro punto di vista sulla natura e sulle piante”. Secondo Fechner la scienza doveva fare un decisivo passo avanti, sgretolando il grave pregiudizio secondo cui gli esseri umani (o gli animali in genere) sarebbero esseri privilegiati e superiori rispetto alle piante, in quanto unici detentori possibili dell’anima. (Concezione materialistica). 

Non c’è nessuna “scala” o “gerarchia” tra gli esseri viventi, e le piante non si possono senz’altro collocare sotto gli uomini e animali. Per gli indiani d’America, i popoli indigeni e i nostri avi non era sicuramente così: anzi avevano una stretta relazione con la natura, e la celebravano ritenendola indispensabile e sacra. 

Anche noi dovremmo recuperare questa relazione con la natura e con le piante perché è indispensabile per stare bene; invece, ormai abbiamo solo una stretta, e anche dannosa, relazione con la tecnologia.

Occorre Recuperare la nostra Indispensabile Relazione con la Natura

Possiamo cominciare a farlo ricordandoci, ad esempio, che senza gli alberi non potremmo sopravvivere per più di 2 minuti!

È fondamentale ricordare che è grazie agli alberi e a quel miracoloso processo chiamato fotosintesi clorofilliana se noi possiamo respirare l’ossigeno, senza il quale moriremo in pochi minuti; proprio con l’avvento del covid migliaia di persone hanno purtroppo fatto la drammatica esperienza che respirare non è scontato. 

Sempre a proposito di intelligenza è corretto constatare che tutti gli uomini del pianeta, anche i più grandi e tutti messi assieme, non hanno imparato neanche lontanamente ad imitare questa straordinaria e unica capacità delle piante

Queste ultime non solo ci donano l’ossigeno, ma lo fanno convertendo l’anidride carbonica, che come sappiamo è alla base della grave crisi climatica e delle sue drammatiche conseguenze; inoltre ci forniscono cibo, carta e sostanze preziose per la salute umana, usate a scopo farmaceutico e naturale.

Lo stesso comportamento dell’uomo, da cui tutti siamo contagiati, è la dimostrazione che il tanto “sapere” è privo di consapevolezza, e quindi sterile, non riconoscendo nei fatti che dipendiamo totalmente dall’ambiente e dalle piante.   

Disboscamento e deforestazione, infatti, sono fenomeni in continuo aumento: come se l’olio di palma o la soia fossero più importanti dell’ossigeno che ci serve per respirare.

La foresta non è una banale somma di alberi, ma un ecosistema, un insieme molto complesso di organismi viventi in profondo equilibrio con l’ambiente fisico: e questo equilibrio è per noi indispensabile.

L’internet delle Piante

Suzanne Simard, un’importante docente della British Columbia ed ecologista di fama mondiale, ha dedicato la sua vita a studiare le foreste, e ci dice che quando noi camminiamo in un bosco, vediamo solo la punta dell’iceberg perché in realtà sotto i nostri piedi si stende un’incredibile e complessissima struttura di comunicazione tra tutte le piante del pianeta

Sappiamo che una delle scoperte più importanti e rivoluzionarie dell’uomo è la rete internet, dove miliardi di uomini si scambiano simultaneamente miliardi di dati anche molto complessi. 

Questa ricercatrice in 30 anni di instancabile lavoro ha scoperto qualcosa di straordinario: sottoterra c’è una rete di filamenti fungini chiamata micelio che, come una sorta di internet, collega tra loro tutte le piante, e non solo quelle della stessa specie ma anche di specie diverse.

Questa rete permette loro di comunicare per aiutarsi, scambiandosi carbonio, azoto e fosforo, e condividendo informazioni indispensabili per la loro salute, e quindi pure quella del bosco o della foresta.

La scienziata sostiene che questa rete ecologica sotterranea è così straordinaria che internet, in confronto, è solo una brutta copia di ciò che le piante fanno molto meglio da migliaia di anni.

Gli Alberi Madre

La ricercatrice Simard in questa straordinaria rete di comunicazione ha scoperto la presenza di imponenti fulcri principali che lei ha definito alberi madre: per scoprire quanto siano straordinari vi consiglio un libro dal titolo “L’Albero Madre” della stessa Susanne Simard, che ha fatto innamorare tutti quelli che lo hanno letto e cambiare per sempre il loro rapporto con gli alberi.

Questi alberi madre si differenziano da tutti gli altri per la loro longevità, e hanno proprietà incredibili: innanzitutto sono indispensabili perché collegandosi a migliaia di altre piante trasferiscono ogni sorta di risorsa, cibo e acqua, ma soprattutto informazioni su come difendersi da malattie e pericoli

L’aspetto più sconvolgente di questo schema è la perfetta analogia col cervello umano, dove gli elementi chimici sono identici ai nostri neurotrasmettitori e il loro comportamento è di pura saggezza, sensibilità e cura

Questo libro, che è un capolavoro, non parla di noi come possiamo salvare gli alberi, ma di come gli alberi potrebbero salvare noi.



Uno tra i più importanti alberi madre è l’Ulivo, definito nella Bibbia come prima pianta medicinale: l’ulivo ha attraversato tutta la storia dell’umanità ed è stato celebrato da tutti i più grandi uomini in ogni ambito, dai filosofi agli intellettuali, dagli artisti fino agli scienziati di tutto il mondo.

Nel prossimo articolo sull’Ulivo scopriremo le straordinarie peculiarità di questa pianta.



Grazie per l’attenzione

Emanuela

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